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I nostri aggiornamenti

19/05/10

Ulteriore aumento delle violenze in Darfur

Traduzione e sintesi: Coordinazione Attività Umanitarie

Darfur: grave aumento dei combattimenti e dell'insicurezza.

Di poche ore fa la conferma che tre lavoratori umanitari di una ONG americana sono stati rapiti nei pressi di Nyala (Sud Darfur). Si tratterebbe di una volontaria americana e di due dipendenti locali. Sequestri di questo genere (a scopo di rivendicazioni politiche o economiche) sono sempre più comuni in Darfur e attorno, in particolare al confine con il Ciad e nel Sud Darfur. La settimana scorsa la Croce Rossa Internazionale ha avvertito i belligeranti che se non pongono termine agli attacchi contro il suo personale sarà costretta a ridimensionare il proprio impegno nella regione. Molte organizzazioni umanitarie hanno già ridotto di molto i loro programmi in Centro Est Africa per questi motivi. La regione rimane da anni la sede della più grande crisi umanitaria del pianeta.

2 Peacekeepers egiziani dell'UNAMID uccisi e tre feriti gravi: è questo il bilancio dell'ultima imboscata avvenuta nel Sud Darfur venerdì scorso. Dal 2008 (istituzione della missione) sono 24 i militari della forza di interposizione a guida mista Unione Africana / Nazioni Unite deceduti in Darfur. Sulla carta si tratta della più grande missione di pace multinazionale costituita dall'ONU, ma nei fatti il contingente è ancora sotto-equipaggiato e fatica a riempire il proprio mandato: assicurare la protezione dei civili e degli aiuti umanitari in un area grande come la Francia. Le Nazioni Unite e molti stati hanno espresso indignazione per l'accaduto e ricordato ai belligeranti che l'attacco dei peacekeepers costituisce un crimine di guerra. Le autorità sudanesi hanno promesso di adoperarsi per arrestare i responsabili e due persone sarebbero state fermate pochi giorni fa in relazione ai fatti.

Combattimenti: sembra oggi chiaro che la recente tregua concordata a Doha tra il JEM (uno dei più importanti movimenti ribelli) e il governo sudanese non ha retto. Nuovi scontri hanno avuto luogo attorno alle posizioni ribelli nel Jebel Moon (West Darfur) costringendo la popolazione della zona alla fuga e provocando numerose vittime tra i combattenti. Sembra che gli attacchi siano stati di particolare violenza suscitando vive proteste da parte della comunità internazionale che chiama i belligeranti al rispetto della popolazione civile e alla ripresa dei negoziati.

L'UNAMID sta approfittando di una diminuzione delle ostilità in queste ore per condurre pattuglie e scortare i convogli umanitari (mappa aggiornata delle ostilità) che non hanno potuto accedere alla regione da due settimane per via dei combattimenti.

Parallelamente ieri il Comitato Internazionale della Croce Rossa, quale intermediario neutrale, ha permesso il rilascio di 44 soldati sudanesi prigionieri del JEM (report in inglese).

Sud Sudan: tensioni post elettorali e emergenza sanitaria.

Sarebbe in corso una trattativa per concludere pacificamente la rivolta di un comandante militare locale nel Sud Sudan in disaccordo con le sue nuove gerarchie. La popolazione della zona sarebbe stata invitata ad allontanarsi dalla città base della guarnigione ribelle, già teatro di scontri militari nella scorsa settimana. Alimentano le tensioni politiche nazionali anche nuove evidenze di brogli in alcuni seggi elettorali e l'arresto di un noto oppositore a Khartoum (la capitale del Sudan). Situazione sanitaria: preoccupano i rapporti di un ONG (IRC) secondo i quali sarebbero attivi focolai di colera nella regione di Bahr el Ghazal da quasi due settimane.

Ciad: verso la fine del mandato per la MINURCAT.

La MINURCAT è una forza di interposizione multinazionale istituita nel 2007 dalle Nazioni Unite (integrata successivamente da un contingente europeo) per dare sicurezza alle centinaia di migliaia di rifugiati e sfollati vittime della guerra in Darfur e delle violenze alle frontiere esterne della regione sudanese: in Ciad e Repubblica Centrafricana. Secondo gli stessi funzionari ONU la missione non si può definire completata ma l'Organizzazione non si può opporre al volere dello Stato che la ospita. Il Ciad ha più volto indicato la sua volontà di vedere i militari stranieri lasciare il paese rapidamente. Il programma alimentare mondiale (WFP) e diverse organizzazioni umanitarie hanno indicato la loro preoccupazione riguardo alla protezione dei convogli umanitari qualora la MINURCAT dovesse venire sospesa. Ad oggi si cerca un accordo che renda possibile un ritiro graduale del contingente multinazionale, compensato dal impegno crescente delle forze di polizia ciadiane lungo i confini e a protezione dei campi profughi.

A proposito della situazione in  Ciad e delle difficoltà che gli umanitari devono fronteggiare segnaliamo una recente intervista al Capo della Delegazione del CICR nel paese (inglese).

Una riunione regionale per la ridistribuzione dell'acqua del Nilo apre scenari preoccupanti.

Rappresentanti di Uganda, Tanzania, Etiopia e Rwanda si sono appena riuniti per firmare una dichiarazione comune per la "ridistribuzione equa delle acque del Nilo" da realizzare sulla base di una nuova expertise. Questa dichiarazione, sucessivamente ratificata anche dal Kenya, è stata rifiutata fermamente dall'Egitto e dal Sudan. Attualmente, in base ad accordi stipulati in era coloniale, ad Egitto e Sudan spettano il 90% delle risorse idriche del Nilo mentre gli altri sette paesi che hanno accesso alle acque del fiume si spartiscono il 10% rimanente. Questa dichiarazione giunge dopo circa 15 anni di negoziati falliti tra questi stati, il Sudan e l'Egitto. Questi due paesi sono entrambi caratterizzati da un clima desertico e dipendono quasi esclusivamente dal Nilo per l'acqua potabile e l'agricoltura, rivendicando cosi l'importanza delle loro quote. Questa dichiarazione è da considerare anche in relazione ad alcuni progetti di dighe idro-elettriche in realizzazione in Est Africa (in particolare in alcuni paesi firmatari della dichiarazione): progetti che l'Egitto ha detto di considerare con estrema attenzione avvertendo di riservarsi il diritto di intervenire se queste costruzioni altereranno il flusso del Nilo.

Il numero degli spostati interni (IDP) aumenta molto più di quello dei rifugiati ma queste persone non sono ancora abbastanza tutelate.

E questo il senso di un nuovo rapporto del Norwegian Refugee Concil presentato in questi giorni a Londra. Il rapporto stima a 6.8 milioni le persone che nel corso del 2009 sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni e cercare protezione dalla violenza in altre regioni ma sempre all'interno dei propri confini nazionali. Questo numero è in grande aumento rispetto a quello dei rifugiati (le persone che per salvarsi hanno invece sconfinato e chiesto protezione ad un altro stato in base alle convenzioni di Ginevra sui rifugiati) che sembra invece rimanere piuttosto costante. Dal punto di vista del Diritto Internazionale Umanitario la distinzione tra Rifugiati e IDP è piuttosto chiara ma, come notano gli autori del rapporto, da un punto di vista individuale la differenza tra chi ha sconfinato oppure no nella sua ricerca di protezione rivela spesso della sola fortuna. Secondo gli ultimi dati il Sudan rimane il paese con il più alto numero di spostati interni (IDP) mentre gli aumenti più significativi nel corso del 2009 sono avvenuti in Pakistan, Congo, Sudan e Somalia.

Per saperne di più sugli Spostati Interni e la loro protezione giuridica segnaliamo questa pubblicazione del CICR (francese).

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Operazione Darfur è un iniziativa della Coordinazione Attività Umanitarie - Croce Rossa Italiana, Comitato Provinciale di Padova con la collaborazione del Segretariato Italiano Studenti di Medicina di Padova, il Parlamento Europeo degli Studenti, Joomla! Veneto e dell'Associazione culturale Stultiferanavis di Venezia.

Questo progetto è stato finanziato grazie a donazioni private, alla Provincia di Padova e al Bando nazionale 2008 del SISM.