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I nostri aggiornamenti

24/02/10

Cessate il fuoco, è pace?

Fonte: Reuters; AFP; BBC, UN ReliefWeb; UNAMID (Inglese); APCOM (Italian)
Traduzione e sintesi: Coordinazione Darfur
La tregua concordata ufficialmente martedì 23/02/2010 sembra reggere. Il governo sudanese dichiara immediatamente la "fine della guerra in Darfur" ma il mondo non impiega la parola pace.

Questo nuovo accordo, firmato a Doha dal Justice and Equality Movement (JEM) e il Governo sudanese, appare più che un cessate il fuoco. A differenza di altri accordi firmati dalle stesse parti in passato, questa volta il JEM (Justice and Equality Movement -  movimento ribelle di matrice islamica radicale) promette di terminare la propria ribellione e di integrare l'apparato governativo sudanese fin da subito. Diversi detenuti del JEM sono appena stati liberati dalle carceri sudanesi in segno di buona volontà da parte del governo.

Questo stesso genere di baratto (uscita dalla ribellione in cambio di incarichi di prestigio nel governo centrale) era avvenuto qualche anno fa provocando un importante scissione all'interno del fronte ribelle in Darfur.

Anche oggi la ribellione non ha una posizione unitaria: L'altro movimento insorto, l'SLM-AW (resto del famoso Sudanese Liberation Army - SLA) non ha preso parte all'accordo e non sarebbe intenzionato a deporre le armi. Questo movimento, diventato piano piano minoritario a favore del JEM, ridiventa oggi il principale gruppo di opposizione armata in Darfur. Il suo sostegno all'estero si è però molto affievolito in questi anni. Non è chiaro (sopratutto nel caso l'accordo tra il JEM e il Governo Sudanese venga rispettato nella durata e ora che il Ciad - a lungo sospettato di favorire la ribellione - e il Sudan hanno normalizzato i propri rapporti) quale siano ora le reali capacità militari di cui dispone la ribellione.

Situazione umanitaria: Gli ultimi combattimenti precedenti alla tregua hanno spinto migliaia di persone fuori dai propri rifugi. Le Nazioni Unite stanno coordinando gli aiuti con l'UNAMID ma non è ancora chiaro quante persone effettivamente dovranno essere aiutate: le zone dove si sono svolti i combattimenti sono state chiuse dall'esercito sudanese e sarebbe molto difficile mandare delle squadre a rendersi conto della situazione.

Sicurezza: a differenza di quanto si possa pensare il placcarsi dei combattimenti in Darfur non coincide solitamente con una maggior sicurezza nei campi sfollati e lungo le strade della regione. Spesso gli ex combattenti o le milizie paramilitari si organizzano in bande criminali poco controllabili e pesantemente armate. Furti e rapimenti ai danni degli umanitari o dei peacekeepers sono frequenti, per non parlare delle violenze contro la popolazione civile e in particolare delle donne. In un recentissimo incontro con i capi del campo sfollati di Zam Zam, il Capo della missione di interposizione a guida mista UA/UN (UNAMID) ha ascoltato le preoccupazioni della popolazione civile che richiede maggior sicurezza e aiuti per costruire case dove sorgono ora le loro tende visto che per la maggior parte di loro appare impossibile tornare verso i villaggi d'origine che hanno lasciato negli ultimi sette anni di conflitto.

Corte Penale Internazionale: va avanti il riesamino del caso del Presidente Sudanese Omar Bashir per aggiungere l'imputazione di genocidio ai reati che sono già iscritti nel mandato d'arresto internazionale. Sembra invece che Bahar Idriss Abu Garda, l'ex capo ribelle ora processato dall'ICC all'Aja verrà prosciolto dall'accusa di Crimini di Guerra riguardo alla brutale uccisione di 12 peacekeepers dell'Unione Africana e al saccheggio del loro accampamento avvenuto per mano dei suoi miliziani nel 2007. Non ci sarebbero sufficienti prove di un suo coinvolgimento personale. Bahar Idriss Abu Garda compare volontariamente davanti alla Corte.

Attivismo Internazionale: Salutiamo il successo di Italians for Darfur che anche quest'anno presenta alle massime istituzioni italiane la propria relazione sulla situazione dei diritti in Darfur. L'associazione chiede all'Italia di mantenere l'impegno preso relativamente alla partecipazioni del nostro esercito nella missione UNAMID. Questo impegno dovrebbe concretizzarsi con l'invio di un contingente di circa 100 militari.

La Coordinazione Darfur chiede di mantenere viva l'attenzione: temiamo che con la diminuzione dell'intensità dei combattimenti si spegni l'attenzione dell'opinione pubblica sulla regione. La storia insegna che spesso gli eccidi riprendono "al buio" e la regione sta per affrontare nuove scadenze che hanno la potenzialità di ravvivare le tensioni. 

Ricordiamo che la popolazione del Darfur dipende interamente dall'aiuto umanitario internazionale per la propria sussistenza. E' solo se vengono ascoltati che gli sfollati hanno qualche speranza di realizzare il loro sogno: lasciare la terribile vita nei campi e tornare a vivere sulle proprie terre.

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Operazione Darfur è un iniziativa della Coordinazione Attività Umanitarie - Croce Rossa Italiana, Comitato Provinciale di Padova con la collaborazione del Segretariato Italiano Studenti di Medicina di Padova, il Parlamento Europeo degli Studenti, Joomla! Veneto e dell'Associazione culturale Stultiferanavis di Venezia.

Questo progetto è stato finanziato grazie a donazioni private, alla Provincia di Padova e al Bando nazionale 2008 del SISM.