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I nostri aggiornamenti

03/10/08

UN: Gli sfollati inacessibili mentre la violenza ostacola il lavoro delle agenzie umanitarie

SUDAN: 02 ottobre 2008
Fonte: IRIN News (Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento delle questioni umanitarie)
Leggi l'originale (Inglese)
Traduzione: Coordinazione Darfur
EL-FASHER, il 2 ottobre 2008 (IRIN)

Dopo settimane di combattimenti tra governo e forze ribelli nel Darfur settentrionale, gli operatori umanitari non hanno ancora raggiunto le migliaia di civili sfollati che hanno cercato rifugio nelle montagne e le foreste vicine.
Gli scontri sono avvenuti più di tre settimane fa, ma la violenza ha continuato nel Darfur settentrionale. La settimana scorsa, ci sono stati quattro rapine armate e tre sequestri che miravano veicoli carichi d'aiuti.

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), che ha inviato un team nelle zone a nord e ad ovest di DISA e Birmaza, ha rilevato che la maggior parte degli sfollati si erano recati verso altri villaggi in cui hanno trovato un po 'di cibo e riparo. "Ma ci sono alcuni che sono nel bel mezzo del niente - dove non c'è nemeno un villaggi
o, dove non ci sono strutture, non ci sono campi, niente", ha detto all' IRIN Giuliano Vascotto, capo del CICR nel Darfur settentrionale. "Questa è la minoranza che ci preoccupa di più".

Tuttavia la missione di valutazione del CICR è stata presto interrotta perché due delle sue auto sono state sequestrate e Kutum, la città più vicina. "I combattimenti sono ancora freschi," ha detto ad IRIN Bukera Laurent, capo delle Nazioni Unite per il Programma Alimentare Mondiale (WFP) nel Darfur settentrionale. "La gente si nasconde piuttosto che trasferirsi in zone ben identificabili. Vi è stato movimento di sfollati, ma non ancora verso i campi".

Alex Gregory, capo del l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), ha dichiarato: "Ci sono persone là fuori che hanno bisogno di assistenza, ma non siamo stati in grado di raggiungerli. Non sappiamo quante persone sono fuggite, quanti villaggi sono stati svuotati, se questi sono stati distrutti o no. " Circa 1000 a 2500 nuovi sfollati sono arrivati a Kalimando, nella zona di Dar Al Salam, a sud della capitale dello stato di El Fasher, secondo l'OCHA.

L'ONG Action Contre la Faim ha confermato l'arrivo di qualche decina di persone a Shangil Tobay: villaggio a sud-est di Khazan Tungur.
Diversi villaggi nella zona di Tabit sono stati colpiti. Nell' insieme si pensa che sono circa 20.000 le persone spostate verso la zona di Fanga, ai piedi delle montagne del Jebel Marra. Altre 10000 o 15000 potrebbero essere state sfollate verso DISA e Birmaza. Alex Gregory ha riferito che questi recenti episodi di violenza hanno "accentuato la pressione" sulla comunità umanitaria. "Quando riusciamo a raggiungere questi luoghi ci chiediamo: sarà già troppo tardi ormai?"

La missione delle Nazioni Unite in Darfur (UNAMID) ha provato due volte a visitare due insediamenti a DISA e a Birmaza, 90 km circa a nord di Kutum e del villagio di Khazan Tungur, a sud-ovest del capoluogo distrettuale El-Fasher. Entrambe le volte gli elicotteri dell'UNAMID sono stati presi di mira da spari e costretti a tornare indietro. Dall'aria, le forze di pace ha potuto vedere la gente nelle montagne, ha rapportato ad IRIN il CAPT Shumani Matenda, il funzionario addetto alle relazioni pubbliche dell'UNAMID. Un civile sfollato, Abdullah Isshac, ha detto ad IRIN di essere rimasto nascosto nelle montagne per una settimana prima di tornare in un campo per sfollati interni (IDP), nella città di Tawila, a nord.

Gli effetti delle violenze

Isshac ha detto che lavorava in una fattoria nel Khazan Tungur quando le truppe governative hanno assalito il villaggio di Mašal. E' quindi corso via nella montagna, dove si è nascosto per una settimana prima di tornare al villaggio, per trovare poi solo case saccheggiate e bruciate. Le truppe governative sono tornate ancora una volta, ha aggiunto, e le persone sono fuggite di nuovo - alcuni verso la città di Tawila, alcuni ad El Fasher e altri nella montagna. "


Il governo [truppe] ha detto che era alla ricerca dei ribelli. Afferma che "non voleva portare danno alla popolazione" ma che "i ribelli non erano nel villaggio ma fuori nelle montagne".

Nella città di Tabit, a est di Khazan Tungur, Mohammed Ahmad ha riportato che la maggior parte degli abitanti dorme a pochi chilometri fuori del villaggio, sotto alberi o nel letto secco del fiume.

"Abbiamo paura dei aerei [bombardieri]", ha detto, mostrando ad IRIN i buchi nella terra dove le bombe sono cadute poche settimane prima. Durante il giorno, gli uomini tornano al villaggio per cercare cibo, ha detto, ma ogni notte dormono fuori.


I Leaders del campo di Zamzam hanno riferito al PAM (Programma Alimentare Mondiale UN) che alcuni degli sfollati sono tornati, come fanno stagionalmente, alle loro zone di origine per curare le loro terre. Ma quando è scoppiata la bataglia sono tornati a campi. "Se le persone non sono in grado di tornare indietro e raccogliere il raccolto, esse dovranno affrontare un ulteriore problema", ha detto Vascotto.

Gli operatori umanitari sotto il fuoco


Da agosto di quest 'anno il tributo di sangue versato dal personale umanitario ha raggiunto gli 11 morti. Altri 155 sono stati rapiti, 208 veicoli dirottati e 22 convogli attaccati o saccheggiati.

Il risultato, dicono gli operatori, è stata una riduzione delle attività.

Ad esempio, la ONG tedesca Agro Action ha sospeso temporaneamente la distribuzione di cibo a 450.000 persone, perché molti dei suoi autisti sono stati sequestrati.

GOAL ha trasferito il suo personale internazionale da Kutum a El Fasher dopo che la sua base è stata saccheggiata la scorsa settimana.
Nel mese di luglio, Médecins sans Frontières Spagna ha chiuso i suoi uffici di Tawila e Shangil Tobay dopo le rapine a mano armata.

Partner Aid International ha dovuto smettere le sue operazioni a Khazan Tunger dopo che la sua clinica è stata danneggiato nel corso degli ultimi combattimenti: lasciando 20.000 persone senza assistenza medica.


Secondo le autorità sudanesi 10.000 persone sono state uccise in più di cinque anni di combattimenti tra governo e forze ribelli nel Darfur, ma le stime delle Nazioni Unite avanzano il numero di 300.000 vittime, ed oltre 2,5 milioni di sfollati.

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Operazione Darfur è un iniziativa della Coordinazione Attività Umanitarie - Croce Rossa Italiana, Comitato Provinciale di Padova con la collaborazione del Segretariato Italiano Studenti di Medicina di Padova, il Parlamento Europeo degli Studenti, Joomla! Veneto e dell'Associazione culturale Stultiferanavis di Venezia.

Questo progetto è stato finanziato grazie a donazioni private, alla Provincia di Padova e al Bando nazionale 2008 del SISM.